Partiamo da un concetto base: viva la libertà.
Non devo ringraziare nessuno. Non ho debiti, né favori da restituire. Posso dire quello che penso, anche mandare a quel paese chi voglio, senza inchinarmi a un politico o a chi si spaccia per tale.
Lo dico perché ho visto persone che stimavo, intelligenti, preparate, piegarsi senza fiatare per una tessera. Senza mai entrare nel merito. Ho visto gente che con la politica non c’entra nulla, anche nel mio settore (social e comunicazione), scrivere post ossessivi: “io voto NO”, “io voto SÌ”. Sempre lo stesso schema: spostare qualcuno da una parte o dall’altra, restituendo un favore a qualche amichetto.
Io, no. Io non devo nulla a nessuno. E non mi piego.
E sì, lo ammetto: mi fa una certa tristezza vedere professionisti costretti a svendersi anche su temi tecnici pur di lavorare. Mi spiace per loro. Ma io sto bene così.

Veniamo alla comunicazione.
In questi giorni ho visto errori grossolani nella campagna referendaria. Errori che hanno inciso più delle idee stesse. Non entro nel merito del SÌ o del NO, ho la mia opinione, ma resta mia, parlo solo di come è stata comunicata.
Ho lavorato nella comunicazione politica, tra europee e regionali. E la situazione è questa: nel migliore dei casi, i social vengono affidati “all’amico che smanetta”. Oppure alla segretaria di turno. Raramente a un professionista. [ e non parlo del canidato piccino piccio comunale, ma anche di partiti nazionali all’9-12%]
Quando va bene, trovi qualcuno che sa postare foto della cena o dell’aperitivo. Quando va male, il nulla. E i risultati sono quelli che vediamo.
Una volta mi sono sentito dire: “tranquillo, prima di fare politica vendevo spazi pubblicitari”. Come dire: mi piace la birra, quindi posso fare il sommelier.

Non darò soluzioni complete quelle si pagano. Ma qualche punto sì.
La comunicazione oggi segue i social. E sui social funziona al contrario rispetto a Google.
Su Google cerchi tu. Sai cosa vuoi.
Sui social no. Lì la pubblicità ti arriva addosso. Non la cerchi, la subisci. È passiva.
E questo cambia tutto.
Non puoi prendere una campagna pensata per Google e incollarla su Facebook o Instagram. Non funzionerà.
Serve qualcuno che sappia leggere i numeri. Non un genio. Uno che capisce cosa sta succedendo.
Per esempio: hai tre secondi. Non di più.
Se in tre secondi non colpisci, sei già morto.
Per questo parlo di “scrollatori”: quelli che scorrono senza fermarsi. Sono loro il tuo pubblico. E tu devi fermarli.
E invece vedo ancora post lunghi tre, quattro schermate. Testi che non legge nessuno. Forse neanche chi li ha scritti.
Bisogna comunicare per immagini. Colpire subito. Senza giri.
E soprattutto, ragionate con la vostra testa.
In comunicazione esiste una tecnica semplice: la confusione.
Tu dici bianco. Io dico nero. Porto anche due “prove”, vere o false non importa.
Risultato? Nella testa della gente resta solo questo: uno dice bianco, uno dice nero.
Il merito sparisce.
E sui social è ancora peggio. Tutto dura un attimo. Nessuno approfondisce.
Potrei portarvi mille esempi di come la politica abbia imparato [una parte] questa tecnica..Oggi la sinistra si vanta di portare i giovani al voto, ma qualcuno si è chiesto come..Perchè..Qualcuno si è preso la briga di andare a chiedere a campione quanti conoscessero cosa diceva il referendum..Fatevi alcune domande e datevi le vostra risposte.
Una cosa certa la so, le prossime battaglie politiche si giocheranno sui social, e non su X come tanti pensano, il popolo sta altrove…Imparate o sparite…Io sarò bello sereno sul balcone a godermi la scena..Senza avere il timore di dover ingraziarmi qualcuno…
Buona fortuna.
Oggi, almeno su questo, sono tranquillo: sono un uomo libero.
[guardate le immagini..vi siete accorti di qualcosa di strano….ora ci andrete solo perchè ve l’ho detto…]

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